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Problemi di Conservazione Delle Zone Umide d'Acqua Dolce Del Fiume Lamone - Terre del Lamone

Problemi di Conservazione Delle Zone Umide d’Acqua Dolce Del Fiume Lamone

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Problemi di Conservazione Delle Zone Umide d’Acqua Dolce Del Fiume Lamone

Massimiliano Costa
Ente di gestione per i Parchi e la Biodiversità-Romagna

Introduzione
Le zone umide sono per loro stessa natura ambienti temporanei, in continua evoluzione verso ambienti sempre più terrestri. Questa dinamica naturale, in un delta attivo, sarebbe compensata dalla costante migrazione verso mare della cuspide deltizia, con la creazione di nuove zone umide salmastre che il fiume trasformerà, spostando la propria foce verso mare, gradualmente in zone umide d’acqua dolce, poi in boschi allagati, poi in boschi asciutti di pianura.

Ciò è osservabile, ad esempio, nel Delta del Danubio, dove il fiume è libero di disperdere le proprie acque in un territorio vastissimo, dove il materiale sospeso trasportato dal fiume ancora permette alla linea di costa di avanzare nel Mar Nero, originando nuovi specchi d’acqua nei quali le acque salmastre delle zone umide più prossime al mare sono sostituite, verso terra, da acque sempre più dolci e dove i canneti, andando nella direzione dal mare verso l’entroterra, sono gradualmente sostituiti da boschi allagati e boschi sempre più affrancati dalla presenza dell’acqua. Altri ambienti umidi si creeranno, via via che quelli più maturi evolvono verso forme sempre meno legate all’acqua, in una continua dinamica, viva e straordinaria, di equilibrio tra il fiume e il mare.

Tutto questo non accade più nel Delta Padano, che è un delta immobilizzato dall’uomo. Le grandi bonifiche per colmata, l’impressionante sforzo per mantenere asciutti i terreni sotto idrovora, le imponenti arginature, il controllo totale delle dinamiche dell’acqua, hanno eliminato ogni forma di dinamica naturale nel nostro Delta. Tuttavia, la successione ecologica naturalmente osservabile nei delta vivi era ancora visibile nel complesso Punte Alberete Valle Mandriole, quanto meno come preziosa testimonianza culturale e straordinario serbatoio della specifica biodiversità di questi ambienti. Ma proprio perché queste zone umide si trovano in un ambiente artificialmente governato dall’uomo in ogni suo aspetto, esse avrebbero dovuto essere conservate attivamente per mantenersi nel tempo: proprio perché non se ne creano di nuove in un territorio rigidamente controllato com’è il Delta del Po.

Punte Alberete e Valle Mandriole rappresentano o, meglio, rappresentavano due momenti temporali e spaziali dell’evoluzione e del territorio di un delta. Ambienti dinamici, in cui il fiume dovrebbe penetrare periodicamente, cambiando l’acqua in un costante deflusso e rinnovando regolarmente i fondali. Nelle zone umide l’acqua è il principale fattore che influenza la conservazione degli habitat naturali e della diversità biologica in essi presente. In particolare, l’equilibrio di un ecosistema costiero è retto dal rapporto fra le acque salate del mare e le acque dolci dei fiumi. Ciò è valido sia nelle zone umide, sia nelle terre emerse, comunque fortemente influenzate dal livello e dalle caratteristiche delle acque di falda.

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